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Full text of "Il frenetico per amore : melo-dramma da rappresentarsi nel Teatro Nuovo sopra Toledo nell'autunno del corrente anno 1824 per terza opera nuova"

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G^CordtUa 


IL  FR£M£TIC0  "PER  AMORE 


4 


■IL  FRENETICÒ 

P  E  R   A  M  O  R  E 

;  MELO-DRAMMA 
V  DA  EAPPSESENTARSI 

^^;^L  TEATRO  NUOVO 

\     S  O  P  RATOLEBO 

Ndl'  mitimno  del  corrente  anno 
1824. 

M»  OCERA  MUOVA. 


NAPOLI, 

OGBAFIA 

i 

1824;' 


PALh  A  TIPOGRAFIA  ShhVTMl 


MOStC  lISRARV 
«NC-CHAPa  HHi 


9 

3 


La  musica  è  del  S%.  J),  Giacomo 
Cordella  maestro  di  CajjpeiJa 
Napolitano. 

i^rchitetto ,  e  .dipintore  delle  Scene 
Sig-.  P.  Francesco  Rossi  ,  ' 

Primo  Violino  , 

Sì^.  £>.  Gaetano  Coccia  . 

^lacchinista  5 

Sig:  Ciomnni  SaccheUo  . 

>artore  , 

^ig'  4^iuseppe  Ferrare , 


4 


ATTORI. 


ELEONORA, 

Signora  Canonici  . 
BIARCELLINA, 

Signora  Ckeccherini  , 
VALERIO  , 

Sig.  Zilioli , 
GEREMIA , 

Sif.  Casacci  a  . 
BARTOLOMMEO  , 

Sig.  Orlanàini  . 
YESPINA  , 

Signora  Grassi  . 
COCOZZIELLO , 

Sig.  Casaccid  Jìglio 
YINCISLAO  , 

Sig.  Papi. 
UN  CONTADINO , 

Sig.  Giaccio. 
^OTO  di  Conladini, 
di  Marinari . 


l^amne  à  in  m  eilhgsio  della  Francia 


A.TTO  PRIMC 

S  C  E  N  A   P  R  I  M  A  . 

Campagna  ,  cìnta  da  mónti  alpestri . 
Casa  lusUca  di  Bartolomeo 
da  un  lato  . 

Contadini  intenti  a  mrj  vilhretci  lamri 
indi  dalla  casa  MavcclUna  con  paniere, 
infine  Bartolommeo  . 

Coro  di  contadini  . 

•Lavoriamo  alteiitanicnte , 
Ben  Io  merita  il  padrone  : 
^he  ael  vino  ,  e  iuon  boccone 
.r.     ri.         *  maucherà, 
ir.     Che  piacer  ,  che  Lei  diletto 
^  11  giovare  agi'  infelici  l 
ijjal  contento  il  cor  nel  petto 
1  orti  moti  ognor  mi  dd  ! 
*i  e  del  pane,  vi  i  del  pollo: 
P         atlo  ;  alcun  non  mi  trattiene  • 
r       Dorxne  m,e  ,  fate  del  Lene 

Alla  oppressa  umanità  . 
r.     -t"  erma  un  poco  Marcellina! 

Cosa  porti  in  quel  paniere? 
1  resto    ani  ,  lascia  vedere  - 

(  Me  tapma!  -  poverina!  ^ 
•       Che  rispondo  ?  che  dirò  ?  ) 
-    oei  tu  muta-divenuta  ? 

^  ^  Par- 


6 

Parla,  dico,  o  in  furia  andrò! 
Coro    (  Essa  è  mutà-dÌA^ enula  , 

E  rispondere  .non  può  .  ) 
Mar.    Spòso  mio  ,  non  vr  adirate  : 
Gompàtite  ,  perdonate  : 
Far  del  Bene  a  questo  monda 
Dite  ognor  clie  sia  dovere  ^ 
Io  v'  intesi  con  piacere  y 
E  voi  stesso  imiterò  , 
Bar.    1^  parlai  per  gF  infelici , 
È  negartelo  non  oso 
Ma  quei  matta  furioso  , 
Clie  molesta  ogni  pastore  ^ 
Di  guardare  con  orrore 
Sempre  a  te  soggiungerò  o 
Mar.    Dunque  debbo? 
^^^j,^  AbLandbnarlo 
Alari    Noìi  ho  cot'e  .  .  .  oh  Dio  1  dr  farlo 
Bar.    Là  farai  r  cosi  vogl'  io  , 

O  gran  mal  te  ne  avverrà . 
Man    (  Ak  !  doV  e  di  questa  mio 

Più  crudele  r  ^  tristo  stato  ? 
Infelice  ì  disgraziato  l 
No  ,  per  té  non  vr  è  pietà!  ) 
Bar.    C  Io  nii  sento  intenerito  y 

Che  gran  forza  fa  il  mio  core  l 
Fra  la  sdegna  ,  e  frà  T  amore 
Combattuta  in  sen  mi  sta  !  ) 
Coror   (  Sta  perplesso  ,  e  irresoluta  , 

Cbeto  ,  e  muto  in  un  cantone  : 
Se  non  opera  il  bastone, 
Sempre  peggio  essa  farà  .  ) 
Bar     Ti^  sei,.  Marceffina  ,  un  olW  con 
T>a-na  :  laboriosa ,  eeónomica  nelle  fai^cene 
ir  «5  do-' 


iòmesticlie  \  trfa  non  hài  sapulo  finora  su- 
perare il  maledetto  yiaio  ,   che  ti  predo- 
mina dà  ràgazza  » 
Mar.  E  quale  ?^ 
•Bar.  Quello  della  caparbietà» 
Mar.  K  forse  hiàsimevole  la  premura  di 

correte       infelici  ? 
Èar.  Ma  come  sai,  ohe  sia  tale  quell'uomo 
I    frenetico  ^  che  da  qualche  tempo  è  ,  quasi 
Belva  ,  sbucato  dalle  vicine  boscàglie  i  per 
turbare  la  nostra  pace? 
Mar.  Egli   è  privo  di  senno ,   é  ìiastà  ciò 
per  renderla  degn3  delF  altrui  commisera- 
zione . 

^ar.  Uà  non  si  è  saputo  chi  egli  sia?  da 
qua!  luogo  sia  qui  giunto  ? 

Mar.  E  chi  volete  che  glie  lo  domandi  ?  Ì6 
colgo  il  momento  della  sua  assenza  ,  per* 
lasciarli  sotto  un  cespuglio  il  giornaliero 
ristoro.  Ma  voi  piò  non  volete,  ed  io  vi 
ubbidirò  ciecamente;  cosi  noii  direte,  che 
io  sia  caparbiat  . 

Jar.  Via  ìper  quest'  oggi  non  te  lo  vieto  ^ 

flar.  E  ddriianì  ? 

far.  Né  parlei-emo  .  (  Già  son  fatto  éosì  : 
comincio  con  negare  ,  e  finisco  con  con- 
cedere .  ) 

far.  (  Ostenta  severità    mentre  ha  il  core 

benefidd ,  ) 
ìan  Vespina  ! 


S   G   E   N   A  IL 


Fespina  ,  e  detti . 

Ves.  Che  volete  ,  padrone  ? 

Bar.  E'  torcalo  Geremia?  ^ 

Fes.  Non  ancora  -,  ed  è  partito  suil  aib*  . 

Bar.  Quanlo  è  poltrone  ! 

Ingoja  come  un  lupo,  ed  e  poi  tsxm 
tardo  air  adempimento  de  suoi  doveri  . 

Mar.  Non  io  calunniate:  vedetelo l  ega  ar- 
riva. 

Fes.  E  semBra  sbigottito  1 

i^fer.  Anzi  tremante  I  t, 

£^sr.;  Geremia  ,   avanza   il  passo  ...    che  ti  e- 

accaduto  ! 
Mar   Pere  liò  cosi  smarrito  ? 

S    G    E    N    A  in* 

Geremia  ^  e  detti . 

Cer^     Benemio  !  che  paura  l 

N;  aggie^  scìdto  !  songo  Juto  1 
Chi  me  mpresta  no  lavato  , 
Ca  so  muorto  nzanetà  ! 
Ali!       è  isso!  ajemmè!  lo  pazzo!- 
Lo  vi  Uà  .  .  .  me  sta  vicino  l  •  ^ 
No  peretto  mo  de  vino 
Chi  me  dace  ncaretà? 
Mar.  Fcs.  Bar.  Coro. 
Presto  parla  alla  buon  ora  , 
Narra  il  fatto  come  va . 
Gcr      Si  lo  sciato  tengo  ancora  , 

Tutto  a  buje  ve  conto  cca  . 

Mea- 


Mente  io  jeva  ^  isso  veiieva  ,  ,  .  ^ 
Panza  ,  e  panza  ce  smestimmo  *  •  . 
Isso  tiseco  se  steva  , 
A  ghi  uterra  io  fuje  lo  prìmmo... 
Pe  no  vraccio  isso  m'afferra, 
Llà  vedisle  pò  la  guerra.. 
Tira  chillo  ,  tiro  io  , 
Va  nfocannose  la  lotta... 
Isso  ncoppa  ,  io  vaco  sotta... 
Tanno,  frate,  addeventaje 
No  cavallo  ,  cbe  galoppa  : 
Torno  sotta  ,  isso  va  ncoppa  : 
Isso  s'  auza,  io  nterra  resto... 
E  pè  dirla  ncrusione 
Veramente  comm'  è  stata  , 
Io  na  Lona  mazziata 
Atbuscajé  da  chillo  llà. 
Mar.  Fes.  Bar.  Coro. 
Sei  un'  uomo  di  gran  petto  ! 
_  Un  gradasso  in  verità  ! 

Ger.     A  tremmare  ce  scommetto 

Che  cchiù  meglio  non  ce  stà. 
Mar.    Sei  grosso  quanto  un  tue ,   e  timido 
come  una  lepre  ? 

^'solo'^^''^''  spavento  per  cW  ?  per  un'uomo 
Ger  Chillo  Ila  non  è  ommo  ,  ma  è  no  far- 
fanello  ,  che  n  è  stato  cacciato  da  Plutone 
come  a  ncorreggibele  ,  e  mo  pè  farse  me- 
nto  se  n  e  sagliuto  ccà  ncoppa,  pe  ce  ne 
strasc.nà  co  isso  in  quelle  ombrose  cata^ 
pecchie  • 

res.  Eppure  jerl  l'altro  io  era  a  lavorare  in 
campagua  5  passò  il  matto ,  mi  guardò  at- 
^  5  tenia- 


Untamenìe^  poi  sorrise  ^  e  parti  fatendom#^ 

im  cortese  salutov 
€£f\  Glìesto  \  o  dicere,  ca  cuorveK  co  cuorve^ 

non  se  cacciano  F  nocchie 
F^es\  Geme  a  dire  ?: 

GeVe.  Chillo  sapeva  ,  cat  le  femmené  so  gra- 
nare    e  se  mettette  paura  d'ave  cjuacche^ 

Mar..  Da  una  ragazza  ?" 

Gero^  Eh  !  ca  le  ragazze  teneno  F  ogne  ccliiu 

appontute  dè  le  becchie  o. 
Ba?\  OH  che  Lajate  l 

Ger*  Qua  abbajata  !   chillo^  è  no  cane  ,  che' 
te  dà  acnollo>  e  mozzeca  senz'ahbajào  r 

Bar.  Sona  ormai  annojato  delie  tue  ciance  ! 

Ger.  Ccà>  non-  c'  è  né  Francia  ^  uè  Bene- 
zia  ,  Facimmo  li  ountd^,  Si^  me  aje  da 
dà  ,  ma  lo  ddaje  si  aje  dà  ave  te  ne  fac- 
cio na  caaihiale  ncopp' ai  miei  territòrj  pas- 
sivi ,  ca  ma  proprio  voglio  fa  mai  co  sfila  „ 
Io  tei?go  mala  caiMiaiura-,  e  po  co  li  pazze 
non  ce  aggio  confedenz  a  j  Aggio  camme- 
^  nata  la  lecca  ^  e  la  mecca  ,  me  so  scampa-  • 
to  da  pericole  de  truone  ,  e  mo  non  horria 
morì  de  morie  pazziatoria 

3Iur.  Imheeille  l 

Fes,  Pusiìl anime  1 

£ar.  Tu  devi  servirmi  fino  a  che  io  possa» 
provvedermi  di  altro  LifolcO  o 

Ger.  E  io  che  so  hifurco?  mmaloi\i  !  so  nato  - 
galantommo-,  e  schitto  lo  mariuolb  n' aggio 
fatto- 9  pè  campa  onoratamente  ^  ma  pò  gra- 
zie a  lo.  Cielo,  me  so  menalo  mmiezo  a  tnt-^ 
t<5  iV^le  lucrose.^  e  schitto  pò  la  puntnaìi- 


tà  mia  aggio  campato  a  fiore  tra  ìa  neees-^ 
sìik  ^  e  la  miseria  . 

Éaì\  Sono  stanco  ,  ti  replico  ! 

ùer.  E  tu  assettate  :  vi  che  aje  fatte  le  gam- 
me ,  eie  paréno  duje  varrile  !  orsù  va  mol- 
lanno  ;  ca  io  vado  sotto  altro  cielo  à  ter- 
minare là  mia  luminosa  carriera  • 

Mar.  Per  questa  volta  devi  esser  compiacenlé 
in  grazia  della  tua  padrona  .  Il  periglio  è 
passato  '<)  e  tu  avrai  prudenza  per  V  avveni- 
re di  non  incontrarti  in  quel  frenetico  . 

Ger.  Ahù  !  cò  chisti  ciancie  carriaste  a  ina- 
ritetò  a  romperse  lo  cuoUó  ! 

P^es.  Quegli  per  esempio  viene  di  là?  è  til^ 
volgi  il  camino  pei-  quà  • 

Ger.  Qua  là  ,  e  quà  ?  chillo  mplso  tene  lo 
straviste,  e  te  ìb  vidé  nnanze  quanno  man- 
ico te  r  aspiette  ; 

£ar.  Orsù  ritorna  alla  fattorìa  ,  se  non  vuoi 
eccitar  la  mia  collera  ! 

Gcr.  Manname  chin  priesto  à  la  trattoria  ^  ma 
pè  chella  strata ,  addò  sta  lo  pazzo  ^  io  noù 
ce  torno  cciiiù  , 

Éar.  A  cLi  dico! 

Afar.  Ci  andèrà  ^  ci  anderà  :  vieni  prima  den- 
tro a  far  merènda,  per  ristorarti  dalla  pau- 
ra 5  e  poi  ..i 
€en  E  pò  viene  tu  pure  àommico,  ca  sì  tro- 
vammo lo  lupo  ,  le  presento  alommanco  pè 
isaziarlò  ste   cinquanta  rotola  de  nzogna 
inpaiie  i        (  entra  nella  casa  con  Mar.  ) 
Bar.  Che  imjpertinente  ! 
Fes.  Bisogna  compatirlo.  Egli  non  ha  poi 
tanto  torto  .  (  entrano  come  sopra.  ) 

A  6  SCB« 


12 

SCENA  IV. 

f 

^Ma  collina  scende  impetuosamente  Valerio^ 
^  suoi  occhi  strai^olti  ,  i  passi  incerti ,  ed 
ineguali  ,  le  smanie  ,  che  V  agitano  >  annun^ 
zianQ  il  forte  delirio  della  sua  mente. 

al,  X/  iivÌQ  dì  aLIsso  l  voi  ,   che  mi  seguite,. 
Tutte  intorno  vi  Lraìiio  .  .  , 
Ornai  per  me  la  vita  è  di  tormento  ... 
E  fiera  serp^è  ognor  mi  dà  alimento! 
Che  più  spero  ?.  .  che  cerco?  a  che  mi: arresto? 
M  Cieio  ,  il  Cielo  [stesso 
Gia=  mi  annunzia  il  mio  fìa!,..  Torror,  clie 

il  covre , 
Il  tuono  ,  cìie  luraLomia 
Fan  più  grave  il  dolor,  che  al  cor  mi  piomba' 
Q  alpestri  rupi!  o  roveri, 

Ove  si  eccljssa  il  Sole  l 

Un  disperato  ,  un  misero 

Viver  tra  voi  q^uì  yuo)e  ... 

\oì  chiama  o  fiere  Eiunenidt 

Ministre  ai  suo  furor! 
Ma  .,-oh  Diò-!  delle  mie  sminie 

JS^on  ha  pietade  il  Cielo  ! 

Fugge  ragion  -  disperuesi , , . 

Gli  occhi  mi  oscura  un  velo  3, 

Che  densa  notte  apportami  , 

E  accresce  il  mio  dolor! 
Mori . , ,  né  fia  ,  che  adooibriti 

Di  morte  il  rio  sq^uallore , . . 
'      Pera  cotó ,  che  vittima 

Fu  di  un  crudele  amore .  ,  , 

Ah!: 


3 


Ali  !  elle  non  so  mù  reggere  ! 
Sento  spezzarmi  il  qov  I 
^  .  (  cade  sojYìYz  un  sasso  .  ) 

Jve  son  IO  ?  fra  gli  esseri  vìvbìfi  ,  o  ne  cu- 
pi aatri  ìnr^nmìl  ?  U  \ac'^  occhi  miei 
non  splende  e  ie  saa-u  gna  . . .  mi  d(>sta  or-- 
rore  tutto  ciò,  che  mi  circonda  . ah!  per- 
chè non  pasce  il  suo  sguardo  negli  ango- 
sciosi miei  martiri  la  perfida  ,  che  u  è  P  au- 
trice ?  paga  sarebbe  allora  la  sua  barbarie.. 
Oh  Dio!^  una  mano  pesante  mi  strino  e  il 
core  5  e  1  respiro  mi  toglie  ! 

(  resta  concentrato  .  > 
^  S    C    &  N    A     .  V. 
Geremia  vien  fuora  dal  casolare  ,  e  non 
i^edendo  Valerio  ,  dice 

Gero     Xjo  munno  è  cofetó  ^ 
Non  c'è  chi  resciata  J 
E  chella  la  strata  , 
Vedimmo  de  ire  , 
1^0  pazzo  a  dormire 
Mo  jut0  sarrà  , 
t  Net  partire  è  randsaio  da  Fui  cU  s4 

rr  r  ^    ^   à   SI  Qi^V^euta  .  ) 

"^at.      1 1  arresta  ! 

Ah  !  3X>  niuorto  ! 
_  Don  pazzo  !  pietà  l 

^«/,      Bie  Fhai  tu  sedotta  , 

E  cerchi  pietà  ? 
5er.      Uscia  che  ne  votta^ 

^aL     Per  te  se  infedele 

Fu  Tempia  .  che  amd  ,^ 

1%  . 


^4 

Tu  m  cambio  morrai  ^ 
Cif  udel  !  disumano  ? 
Cìit  reso  mi  lia  insano 
Al  pie  mi  cadrà  . 

^^ro     Chi  sape  sle  cose  ; 

Che  c'  entro  a  sti  mpicce 
Co  belle  notricce 
Me  r  aggio  tirato  : 
KTagnose  ,  e  toccato 
passo  cchiù  liàe^ 

P^aL     Morrai  ,  ^ 

Ger.     Ali  !  so  giriuto  ? 

FaL     Cadrai  .  ,  , 

Ger»  So  perduto  f 

P^aL     Mi  serpe  nel  seno 

Tremendo  veleno  . . . 
Mi  rende  fmioso  , 
Pm  smanie  mi  dà  ! 

Geì\     Ajemmè  !  na  eampana 

Pè  me  sona  à  muorto  i 
É  già  nA  terzana 
Me  sento  spara  ! 
Amico  ,  fa  parce  ^ 
E  lassarne  sta  ! 

FaL     Se  vìver  4i  piacev 

Trapassami  il  core  ..o 
Mi  togli  al  dolore!..» 
M'invola  al  penar  L.^ 

Ger.-    Vi  che  auto  gòlid 

De  cane  arràggiàto  ! 
Amico  gàrbato  i 
Nen  f  aggio  che  fat  . 

faU-     Squarciare  il  mio  petto 
Tua  mano  dovrà  ^ 


GeK    Lo  cWappo  al  cozzett^ 

Vuò  farme  prova  ? 
FaL     Morrai  ...  son  deciso  ...o 
Ger.     Va  chià  l  fosse  areciso  ! 
faL^    De'  mali  alla  piena' 

ABliòrro  me  stesso  ..» 
IVòii  vi  è  chi  mi  svena 
Chi  morte  mi  dà? 
Ger^-    Ah  I  già  lo  decréto 

S'  è  fatto  ^9  s'  è  stiso! 
Pè  scagno  d'acciso 
Mo  mpiso  -  so  ccà  ! 
^aL     Mi  hai  tu  sentito  ?• 
J<?r.  Gnorsi  ..  ìo  sango  sè  ne  sta  flijetìno  dk' 
le  hene  ,  ma  le  reccfaie  pè  disgrazia  mia  ce^ 
so  restate  ancora . 

E  non  vuoi  compiacermi? 
"^er.  De  che  mo  ? 
^ai.  Di  uccidermi  . 

rer.  Io  te  servarria  y  ma  mo  sto  fora  esercii 
ZIO  :  raccomatifiatè  a  no  professore  cchÌ3> 
pratteco  (  addò  sta  chillo  mOzÉòne  de 
tescena  de  lo  patrone  f  ce  lò  vorria  abhar^ 

^ruca  a  issò  chisto  giiajo  .  ) 

Ed^a  chi  potrei  volgermi  per  ottenere 
tanto  favore  ? 

•er»  Non  ce  yo  niente  ...  trova-  no  miedeco, 
e  Idi  ca  chilIo  senza  paura   de  passa  guaio 

na  hohba  te      arricetta  dinto  a  Knti» 
(jualt  ora  . 

aL  Io  ho  risoluto •.. .  si ,.ha risoluto  di  viag^ 

giare  o  ^ 

er-  E  faje  Kuonò  ;  cagna  aria  ,  ca  cHesta  è- 
troppo  sottile  ,  e  te  sceta  l'affette  isterice,- 

Fal.  Quau-^- 


Fa/.  Quante  miglia  cjueslo  luogo  é  distaufé 

dalla  palude  Siigia? 
Ger\  Pè  giù  a  la  pacala  de  Io  si-Remigio  stor-^ 

zella  pe  Uà,  po  cammma  deritto.. c  tuor- 

ee  a  iiiano  maaca  ,  ca  suLeto  si  arrevato.. 

(  me  lo  potesse  accossi  levare  da  tuorno,  ) 
P'aL  Accompagnami.*. 
Ger,  (  Uh  pesta  !  )  non  te  pozzo  servi 

tengo  no  callo  a  sto  pede ,  che  me  fa  cam.- 

mena  zuoppo  ... 
Fai.  Ahi  ab!  stelle!  vi  ringrazio! 
Oer.  CV  è  stato?  ' 

Fai.  Sei  tu,,,  anima  mia  ?  sei  tu  -  luce  degli 
occhi  miei  ? 

Ger.  (  Mmalora  sguercialo  !  ha  pigliato  sf  an- 
ta cepoUa  !  ) 

Fai.  Ah  !  finalménte  le  mie  lagrime  ,  i  miei 
sospiri  hanno  intenerito  il  tuo  core 

Ger.  Arrassate  ,  ca  fa  caudo  ! 

Fai.  'No...  non  fuggirai  più  da  queste  brac- 
cia ,  che  ti  faranno  eterna  catena  . 

Ger.  Ah  !  chesta  ce  vorria  ,  pe  te  strascenà 
tra  li  compagne  tuoje  . 

F iL  Riveggo  alla  fine  quegli  occhi  ^  che  mi 
hanno  accesa  in  petto  un'ardente  fornace.*, 
quel  delicato  aspetto ,  che  un  di  formava 
la  mia  delizia  ... 

Ger.  Vi  che  dellicalezza  !  cossalute  !  si  stato 
tu  pure  amico  de  lo  fàudiante  ? 

Fai.  Ma  tu  fuggi  ?..  tu  mi  sei  tiranna  ancora 

Ger.  (  Mo  se  fa  hinitto  !  ah  ca  se  so  amma-« 
turate  le  pera  !  ) 

FaL  Vieni  con  me  ,  spietata  !  vieni  con  me 
da  Venere ,  e  da  Mercurio  . . . 

Ger.  lias- 


Ger.  Lassale  sta  ,  ca  sii  d«je  cape  de  roba 
so  state  sempe  V  arrolaa  mia  ... 

P^al.  Eatrambi  sapranuo  fulminare  la  tua  per- 
fidia • . . 

Ger.  (  Ah  potesse  armà  no  marcagiegno  pè 
fa  sette  cam'ne  !  )  Senti,  mia  tenneruìuma  ; 
io  jt*  aggio  addorato  sempe,,  e  ti  addoro  % 
come  se  fossi  il  padrone  di  casa. 

F'al.  Ah  I  dici  il  vero  ? 

Ger.  Ma  quinci  allo  scoperto  mi  àrrossesco 
di  squalificarti  Tamar  oso  foco  del  mio  misiu- 
terio  ;  tozzolea  a  quella  porta,  e  fatti  pre- 
stare la  pacienza  de  lo  pastore ,  clia  sta  Uà 
dinto  ,  ca  volimmo   farci  de'  cianci  teuei'i 
per  una  settimana... 
Val.  Me  lo  prometti  ? 
Ger,  Da  zitella  di  onore  ... 
f^aL  Si  ?..  ebbene  attendimi. 

(  mentre  va  a  bussare   la  porta  del  ca* 
solare  y  Geremia  fugge  rapidamente») 
Ger,  (  Ajutateme  piede  mieje  !  ) 

S    CENA  VI. 
Bartolomeo  dal  casolare  ,  e  Falena. 

Ban  Chi  sei  ?  (ah  !  il  matto  I  ) 

Fai.  Non  mi  ravvisi  ?  sono  un'  infelice  ^  che 
da  te  chiede  ristoro  , 

Bar.  (  Quale  incontro  !  ) 

Fai.  La  bella,  che  a  te  presento  ...  ma  do- 
v'è mai  ?  sparve  di  nuovo  dagli  occhi  miei  !.. 
ah  tiranna  Eleonora  ! 

Bar.  (  Cosi  forse  si  chiama  colei ,  che  cagio«. 
na  il  suo  delirio  .  ) 

FaL  Invano  dunque,   o  periida  ,   io  per  te 

sep« 


IO 

^eppi  persuadere  uii  p^adre  amorosòf  tìS 
tinmiai  agli  agi,  alle  ricchezza  ?  e  tu  osa- 
sti stringerti  ad  altro  amante  ?  tu  oltrac^-. 
giando  la  mia  fede  ,  il  costante  mio  ardo- 
re,  giungesti  àd  insultarmi  in  così  tartara 
guisa  ?.  i  per  te . .  ^  misero ...  errante  ...  vì- 
vo, in  odio  à  me  stesso  ...  in  abbominio 
de  viventi .  i  ^ 
Èar.  Ascoltami .... 

FaL  Fuggimi  ...  non  provocar  le  mie  furie... ^ 
allontanati  da  una  tigre ,  che  ^olo  nel  con- 
sorzio delle  belve  può  sfogare  in  parte  gP  im- 
peti  furiosi  deir  avvelenato  suo  cord.  (  fuf^ge  j 

Mar.  Che  inlesi!  nell'eccessi  del  delirio  ha 
fatto  comprendere  la  storia  de' suoi  casi  ... 
una  Eléonora  lo  ha  tradito  e  lo  sventura- 
to è  il  bérsagtio  di  un  irritato  amore.  Che 
àscolto.  (  si  sentoria  di  tonto  no  alcuni  coU 

pi  di  fucile.  ì 
S   G    E   N   A      VIL  ^ 

Marcellinà^  e  Fespina  dal  casolare,  e  detto: 

Mar.  iTl  inganno  ^  Bartolommeo  ?  colpi  di 

archibugio  ? 
y ?x.  Oimè  !  che  mai  sarà  avvenuto  ? 
\gar.  Qualche  infelice  è  ne'  lacci  degli  assas- 
^    «ini  ^  che  infestano  queste  boscac^lie  ... 
Maré  Ah!  rientriamo  in  casa  ° 
£ar.  Voglio  anzi  àccorrere.. 
Fes.   Volete  andare   in   traccia  di  qualche 
sventura  ? 

Biar  .Vieni,  ti  dico  ...  il  Cielo  saprà  soccer-^ 
i-ere  gli  sventurati .  (  conduce  con  Fespind 
Banolornmco  nella  casa  .  ) 

SCE^ 


I  S   C    E   N   A  VIIL 

!  /  dontadini  armati  conducono  Eleonora  smar^ 
rito: ,  che  cammina  a  stento  . 

Cvro  F'ate  core,  non  tfetrrete  ..o 
Salva  siete  -  respirate  5 
Ed  ai  Ciel  grazie  rendete  y 
Se  d' insolito  coraggi  a 
Per  salvarvi  dal  periglio 
Seppe  armarci  il  suo  favor  * 

(  /'  adagiano  sopra  un  sasso  .  ) 
Èie.     Deli  ...  lasciale  ,  ch^  io  riprenda 
Gii  smarriti  sensi  miei 
A  si  cruda  e  ria  vicenda 
Mi  serbava  il  fato  ancol'l 
Nel  terrihile  periglio' 
Freddo  gel  mi  scese  al  core  ..y 
Densa  nube  il  debil  ciglio 
Mi  covrì  di  fosco  orror  ! 
CoT<f   Or  sereno  sia  quel  ciglia, 

Sia  trankjuillo  it  vostr6  cor  , 
Ele^  Se  vita  respiro 

Per  voi  ^  cari  amici , 
Vi  renda  felici 
Quel  Nume  pietoso  , 
Che  air  uom  generoso 
Sa  render  mercè  . 
àir  alma  dolente 
La  calma  conceda: 
Un  ràggio  clemente 
Baleni  per  me  ? 
Saro-'  La^  pace  sperate  y 

Timor  più  non  vi  é  . 
Èie.'  Mar  dov' è  il  mio  domestico  ?  il  fido  cotK^- 


io 


pagno  delle  mie  scla?iire?  ai,»  1' 

Un  Con.  Spero  anzi,  cho  sìS*;  i-  i 

vaio   I  la        1     •  ^'^^^^  ^'5^"  sai- 

jP/e    AKI  ^"a  caccia  . 

meè.  '«■'-'r"  ^  questo 

mezzo  ,  per  salvarmi  la  ì,ita  ! 

^   <^   E   N   A  IX. 

^ocozzidlo  tremante ,  e  detti . 

me  '  Amfor"  •  ^r'"f  ^»Ì«-=*  vìva? 

""'o    ab  quanto  godo  nel  rive- 
dert,  auche  salvo  dal  perigfio  \ 

campo  ,  o  fosse  no  maorto  chiacchiarone . 

k  r  /JT?  ^''"'n^   <ìa  corallina  pè  me 
PI     L      ^  tremmoIiccJo!  ^ 

Ma  io  più  non  ti  vidi  allora  ,  che  i 
-adri  mi  circondarono. 

nascere  arronchiato  ' 

pi u  terrìbile  momento  ? 

guaglioncelio,  caritatihus  ab  ego. 

Eie,  !V:'a 


Eie.  Ma  intanto  qui  clie  faremo  ?  troveremo 
ospitalità  in  queste  inospiti  contrade  ? 

Coc.  E  pare  a  Luje  ,  che  niancarranno  spi- 
tale pè  ricevere  sta  sciorta  de  malata  ? 

Con.  Abita  li  il  Luoii  Bartoiommeo ,  ricco 
colono  .  Egli  è  un  uomo  beneoco,  e  noa 
saprà  negarvi  la  sua  assi^enza  . 

Coc>  E  quanno  è  chesto  ,  siateve  ccà  pè  no 
poco,  ca  mo  traso  k)  Uà  dinto    a  perom 
pè  buje  ,  Pè  lengua  ,  e  faccia  tosta  patre« 
mo  me  n'  ha  dato  cchiù  de  1'  abbesuogao 
entra  nel  casolare  . 

Con,  Signora,  volete  altro  da  noi  ? 

£lc.  Vi  ricompensi  il  Cielo  della  bontà,  che 
avete  per  me  dimostrata  , 

Coc.  Abbiamo  fatto  il  nostro  dovere  . 

parte  cogli  altri  contadini  » 
Fle.  Eleonora  !  e  non  ti  avvedi ,  che  ti  per- 
segue la  mano  del  Nume  ,  vindice  de'  tor* 
ti,  che  tu  facesti  a  Valerio?  la  tua  iacO'- 
stanza  lo  tregge  chi  sa  dove  ramingo  ,  ed 
ed  il  tuo  tardo  pentimento  non  basta  ad 
allontanare  dal  tuo  capo  i  fulmini  della 
divina  giustizia  l 

SCENA  X. 

Geremia  ,  e  detta  ^  indi  dal  casolare 
Bartoiommeo  ,  Marcdlina  , 
e  Cocozziello . 


Ger.   iS/ltuie  tornava  da  la  fattoria  ,  aggio 
yhio  da  lontano  l'amico  senza  chiftncareU 

le. 


m 

le  ^  clie  se  spassava  a  fa   a  capezzate 
Ilo  pecorone...  e   Li  ^he   cornicione  sé 
trova  lo  marranchino  !  io  zitto  zitto  me  ne 
«0  sciso  pè  ix'auta  ^iarella  :  alommanco  sto 

^  sicuro  de  non  averelo  da  dereto  a  le  spalle/ 

Sic.  Ed  il  servo  non  storna  ancora  !  oh  !  è 
li  un'  ^omaccione  :  voglio  interrogarlo  „ 
Buon'uomo!  s 

Ger.  Chi  va  là  I 

£le.  Non  spaventarti  , 

Ger.  Che  Leo  !  oh  che  Lello  quatro  de  £o- 
nascopa  !  e  da  dò  è  shiirc'aLa  sV  ortenzi^ 
mmiezo  a  V  ardiche  campanare  de^ti  vuos- 
che  ? 

Eie.  perchè  mi  guardi  con  tanta  sorpresa  ? 

Ger.  Perchè  quanno  doppo  lo  vierno  ntruvo- 
lato  se  Tede  spunta  na  Leila  jornata  de 
primmavvera ,  n'  ommo  se  sente  rallegra  lo 
core  .  E  qual  fortunato  Leve  può  spingere 
1  passi  di  questa  vaccarella  smarrita 

Eie,  Dimmi  prima  e. 

Ger.  Gnernò,  m\,avite  da  dì  vuje  primma  ^ 
ine  chi  site,  e  che  ghiate  facenno  sola  so- 
iella  qual  ;ioTella  Arminia  in  queste  om* 
Lrose  piante  ? 

Eie.  Ma  che  ti  cale  di  ciò? 

Ger.  Che  me  cala  ?  me  stanno  calanno  dinto 
a  la  capo  mille  desiderj  desiderosi ,  e  pò 
10  so  lo  capodiece  de  sta  comarca  ,  e  ag- 
gio da  sapè  i  vedenti  ^  ed  i  partorienti  ^ 
(  Dicimmc  accossì  .  ) 

Eie.  Vado  in  traccia  di  un'uomo  ... 

.^er.  E  si  arrevata  ;  teccotenne  uno  ,  che  Là 
guanto  tutia  V  ujoaamtà  ma5Ci>liiu  .  (  Or^ 

vi 


chi  se  credeva  trovà  sto  i„«^eto  tt^ 

Eie.  Yovreì  da  te  sapere.. 
Ger.  Si  me  daje  a  lo  genio.?  e  che  te  pare? 
cTlT.Ve  -*-ouas.^li  1 

de  mano  Ir^  "^^'^^^  '  ^  ^'""o 

de  mano  derma  s  è  fatta  na  ficosecca  . 

^  'e.  bei  un  impertinente  ! 

rer.   E  non   saje,  ca  chfsto  è  stato    ed  è 

cejoriunajojcma...  io  sempe  pò  la  mper- 
cX^a:o^^'^'"^^^^^*^l^-^<i-o  fn^, 

er.     Via  ,  leva  mo  li  squase  , 

Azzeccate  a  sto  ninno; 

Capito  aggio  lo  ntmno , 
,      T^-  consoli  , 

le.     l^i_così  strano  ardire 

Esser  tu  puoi  capace  ? 

fasciami  pure  in  pace  , 
.  «  delirfr. 

er.    Ha  d,tto„,o  non  m'hai, 

le     Di  «It?  ''■^^^  trovanno.? 

alt^'»  a  te  parlai, 

T.  Eaddòp„òSnr''''-,' 

Cni.;.^  ^  mascolo 

ie    yi  che  porpa  morhida  ! 
Uie  gu^sca  ncornatura  ! 
M  ha  fatto  la  natura 
ì^e  iarte  pazzià  . 

^'^^'^^^  «tt' altro  accento, 

Che 


>4  ^ 

Che  cffendm  Ponor  mio, 
Buffon  !  saprò  Len'  io 
L'  oltraggio  vendicar  . 

ùer*    Ah  cana  '  le  capesco  I 

Vuò  fa  la  sghezzegnosa  ? 
Non  hi  ca  già  speref^co  ! 
Ca  so  alluminato  già  ! 

€oc.    Consolala  mo  sarraje  , 

Avraje  licito,  e  taffiamientc 
Ma  che  d'é  ?  ce  so  chiù  guaje? 
'Pecchè  sia]  e  tanto  ahbascosa  ? 
Che  Taje  ^atto  tu  quaccosa? 
Gomme  a  gammaro  staje  crasso? 
Va  parlanno  ^  o  chillo  musso 
Te  lo  siente  mo  ntorzà  ! 

Bar.     ^1      .  I 

Mar. 

Eie.  'QxxeW  ardito^ 

Quel  villano  impertineule 
Volea  meco  amoreggiar  ..^ 

Bar,    QY^^  Lriccone! 
Coc. 

J^ar.  Che  insolente  ! 

iCoc.  •  Maro  te  ,  si  a  la  patrona 
AJe  tcci  ato  no  capillo  ! 

Gcr.     Vuje  che  avite?  ne?  eh' è  statò? 

Io  oca  uu  poco  Lo  pazziato: 
L'iiggio  visto  soda  soda  , 
Co  li  cantare  a  la  eresia  , 
E  doje  stroppole  a  la  moda 
Fè  spassarla  io  devacò  . 

^^^^aiJuO  sentite  che  ha  sclierzato ? 

€oc.    Mazìco  mitle  *,»ca  ti  no! 

EU. 


(  Un  ripiego  egli  La  trovato  ^ 

Ad  un  tratto  si  cangiò  .  ) 
(  Ah  !  lo  viento  s'  è  cagnato  , 
Ma  sarvato  io  già  me  so.  ) 
Siete  voi  quella  signora  , 

Che  ricovero  mi  chiede  ? 
Ve  ne  renda  il  Ciel  mercede! 
Gente  affatele  ,  e  cassese  ! 
Che  voi  siete  assai  cortese 

Già  quel  volto  paleso  . 
Venite  ,  vi  attende 
Frugale  ristoro  . 
Qui  di  oro  .  non  splende 
I>ovizia  squisita, 
Ma  regna  gradita 
La  pura  amistà  . 
Oh  quanto  vi  è  grata  , 
Miei  cari  ,  quest'alma  ! 
La  calma  -  Lramata  , 
Che  amor  mi  ha  rapita  , 
In  parte  mi  addita 
La  vostra  Lontà  . 
Ccà  robba  de  zuccaro  , 
Rosolio  non  aje  , 
Ma  carne  de  zimmaro  , 
Ma  vino  c'  è  assaje  ^ 
C'è  caso  ,  e  cepolla 
Da  farte  sguazzà  . 
Sia  lungi  r  infausta 
Memoria  dolente  : 
Di  aflanni  dileguisi 
Il  nembo  fremente  : 
Eccheggi  d'intorno 
La  gioja  ,  il  piacer  ! 

B  Eh. 


Eie,      Per  poco      intorno  ^ 
Sorrida  il  piacer  ! 
Entrano  nella  casa  di  Bartohmmeo ,  > 
SCENA  li. 
Fespina  y  Cocozziello  ^  infine  Geremia. 

Vcs,  C^uanto  mi  piace  la  fisonomia  ài  quel- 
la signora  !  olii  sa  quale  avventura 
r  avrà  obbligata  ad  andar  raminga  ?  la  sor- 
te però  r  è  stata  propizia  nel  salvarla  da- 
gli artigli  de'  ladroni  ,  Ecco  il  suo  dome- 
stico .  La  curiosità  ,  tanto  connaturale  a 
noi  altre  donne  ,  mi  spinge  a  saper  da  co* 
stui  chi  sia  la  sua  padrona  . 

Coc,  Se  sole  dicere  ,  ca  doppo  Jo  male  tiem- 
po  spunta  lo  sole  .  Avimma  trovata  tanta 
affecchienzia  tra  sti  pacchiane,  che  ce  coai«j 
mogliano  de  gentilezze. 

Ves.  Uh  !  Bartolommeo  ha  un  core  genero- 
sissimo , 

Coc,  Comm'  è  la  terra  è  lo   covernatore  . 

Pecchè  isso  è  sguazzone ,   vuje  porzi  site 

doce  ,  comme  a  no  barattolo  de  percocala, 
Ves,  Volete  divertirvi  con  me  ? 
Coc,  Accossì  volissevo  vuje  spas^arve  con  me  , 

comme  io  dico  lo  vero  !  vuje  cossalute  le 

site  nepota? 
Ves.  Volesse  il  Cielo  !   sono  una  contadina 

addetta  al  suo  servizio  . 
Coc.  Ah!  vuje  site  la  s^rva?  viat'isso! 
Ves.  Perchè  ? 

Coc.  Pecchè  na  vajassa  comme  a  Luje  è  bo- 
na pè  resorzetà  li  criate  e  li  patrune  .  w 
Ger.  (  Vorria  scanzonià  sto  tiuono  de  no  tor«' 

n^- 


nese  .  Mo  ne  ramno  Volpina  co  na  scu- 
sa. )  Vi  ca  dmto  sì  loluia  .  €hdln  siVnora 
sta  sudata  ,  e     La  da  muti  la  cammisa  . 

Fes.  Vado.  (  Maledetto!  è  venuto  in  tempo 
per  interrompere  un  Lei  discorso,  che  si 
era  cominciato  !  )    ria  . 

Coc.  (  La  mutria  de  rbist' ommo  non  me 
capacela  .  Me  pare  patremo  speccerato  , 
che  quanno  vedeva  na  femmena  pareva 
n  atfarantato  .  )  i"^i<-\». 

Ger.  E  accessi,  collega!  a  che  staje  pan- 
sanno  ?  '  " 

Coc.  Penso  a  le  disgrazie  meje 

Ger.  Tiene  salute?  e  chesto  abbasta  .  Li  de- 
nare  mbrogliano  la  mente  ,  pe  Ledè  com- 
me^s  tanno  da  spartere  .  Gomme  te  chiam- 

Coc.  Cocozziello  ?7noglia  . 

Ger.  fiomme  ,  e  casata  ,  che  te  stanno  co- 

sute  a  cianimiello  ! 
-Coc.  E  tu? 

Ger.  Geremia  Vottazzo  . 

^T,^  '-■^'^^^  ^'-a  cosuta  a 

retopnnto  ! 

Ger.  Ma  sto  vottazzo  cca  è  chino  de  zucca- 
ro  ,  e  de  mele  ,  e  fatto  apposta  pè  servire 
1  am:ce.  \  uò  niente  ?  f  abbesogSa  niente? 
«^ommanname  ,  e  liedarraje  ... 
Coc.  Ca  m'  aggio  d'attaccà  all'  urdema  toarola. 
Dimme  na  cosa:  k  patrona  toja*^è  be- 
dola  ,  zetella  ,  o  maretata  ? 
Coc.  E  che  te  mporta  de  sapè  li  fatte  suoie? 
^er.  Poverella  !  me  dispiace  de  vederla  ac- 
cossi  addolorata. 

^  2  Coc, 


;-i3 

Coc,  E  tu  peccliesto  lampiaste  poco  nuanze 
pè  consolarela  ? 

Ger.  A  me?  io  non  song'  ommo  pé  ste  cose. 

Coc.  Già  !  ce  sputarrisse  na  pelinia  !  ma  vi- 
de de  ritirarte  in  buon'  ordine  ,  ca  chella 
ri      pane  pè  li  diente  tuoje  . 

Gcr,  Pecchè  ca  me  vide  vestuto  da  pacchia- 
no ?  tu  saje  chi  songh'  io  ?  va  a  Napole  > 
addimmanna  de  me  ,  e  Lide  che  te  diceno. 

Coc.  Senza  che  Lago  a  Napole  ,  m*  so  ad- 
donato  già  ,  ca  si  no  brutto  piezzo  de 
carne. 

"Gcr.  Eppure  si  tu  me  facisse  no  piacere,  io 
te  farria  ncastrà  in  oro,  e  me  t' appennar- 
ria  mpietto  comme  a  na  spingola  a  la  moda. 

Coc.  T'  aggio  pescato  :  vorrisse  ,  che  te  met- 
tesse na  bona  parola  co  la  patrona? 

Ger.  Se  vede  proprio  ,  ca  sì  nato  mparato  , 
e  buono  ! 

Coc.  Geremi  !  sa  che  te  dico  ?  non  ghi  sce- 
tanno  sti  cane,  ca  si  no  me   t' arrampecoi 
a  la  panza  ,  e  te  spremmo   sf  etra  nzi  a 
che  te  faccio  asci  lo  spire to . 
Ger.    Ora  vi  !  aggio  troiata  st' Araba  Fenice! 

S    €    E    N    A  XII. 
Betti  :  Dal  casolare  Bartolommeo  ,  3IarcellirM^ 
Eleonora^  e  Fespìna  infine  Coro 
di  Contadini  • 

Mar.  JSandite  ,  amica  ,  la  mestizia  per  po- 
co ,  e  venite  a  respirare  aria  sereoa  . 

£le.  Ah  !  jion  è  possibile  ,  mia  cara  :  V  af- 
fanno ,  che  mi  opprime  ,  boix  è  capace  di 
^Icun  sollievo  . 

Cer 


i>9 

Ger.     Xì  sì  c??iir  ucocluo  non  spara  canne- 
nate  a  metraglia  !  ) 

Bar.  Basta  affidarsi  alla  mano  celeste  ,  per 
ottenere  aita  ne^  più  difficili  rincontri  « 

Mìar,  io  non  sono  così  indiscreta  ,  per  cono-- 
scere  V  oggetto  delle  vostre  pene  . 

Eie,  Sarei  ingrata  a  tanta  urbanità  ,  se  \o«- 
l^ssi  celarvelo  .  La  storia  delle  mie  avven- 
ture  serva  anzi  di  esempio  alle  incaute  don- 
zelle . 

Coc,  (  E  subeto  se  sponta  lo  corpetto!  me 
pareva  mpossibele  ,  che  non  V  avesse  ditto 
nzi  a  mo  !  ) 

El*,  Nàcqui  a  Bordeaux  da  povera,  ma  di- 
stinta famiglia  .  Fin  da  teneri  anni  priva 
de'  genitori  fui  educata  dalla  germana  di 
mio  padre  .  Valerio  Marsigliese  ,  e  di  no- 
Bil  legijaggio  ,  di  ino  invaghito  ,  e  sicuro 
delia  fede  ,  che  a  lui  giurai  ,  si  recò  alla 
patria  ,  per  ottenere  dd  suo  geniiore  il 
desiato  assenso  alle  nostre  nozze  .  Passà 
qualche  mese  ,  e  nessuna  novella  di  lui 
mi  giunse  .  La  sua  tardanza  ,  il  suo  lungo 
sdenzio  diedero  campo  ad  Alberto  ,  altro 
giovane,  che  frecjuentava  la  casa  di  mia 
zia  ,  a  palesarmi  la  sua  fiamma  ,  ed  oiTrir- 
mi  la  destra  ,  persuadendomi  ad  obbliaré 
Valerio  ,  perchè  volubile  ,  e  mancatore  . 

Ger.  E  buje  ? 

Eie,  Ed  io  credula  ,  e  leggiera ,  seppi  ce- 
dere alle  sue  insidie  ,  e  sollecitata  dalla 
zia  seppi  impalmarlo  • 

G  er,  (  Quali  simiglianti  circostanze  ?  ) 

Mar.  Ma  sapeste  poi  di  Valerio  ? 

B  3  Eh. 


3o 

Eie .  Egli  ricomparve  un  m^^2  dopo  le  tnii 
nozze  .  L' ÌBieiice  era  stato,  oppresso  d| 
lungo  malore  ,  ma  ciò  non  ostante  mi  avci 
dato  continuamente  di  se  novella- . 

Mar.  Aveva  forse  Alberto  intercette  le  sue 
lettere  ? 

Eie.  Si  mia  cara  :  e  le  mie  ,  e  !e  sue  ,  ove 
egli  mi  diceva  di  avere  ottenuta  dal  padre 
quanto  desiderava  . 
Bar.  E  quaono  lo  vedisteva  ,  io  credo  ,  che 

ve  venetle  na  goccia  serena  ? 
El^.  Persuasa  anzi  della  sua  incostanza ,  giun-^ 
si^  a  scagliarli  le  mie  ingiurie  ,  e  per  mag- 
gior dispetto  finsi  di  essere  oìtremodo  con- 
tenta di  mio  marito  . 
3Ia:\  Fu  1  povero  Valerio  f 
El  '.  Restò  sbalordito  ,  e  come   oppresso  dm 

tiranna  ]  volli  fljo-^ 
gire  il  suo  aspetto  ,  e  colà  lo  lasciai  prt- 
vo  di  sensi  ,  seguendo  Alberto  ,  che  rapi- 
damente altrove  mi  condusse  ,  perchè  non 
fassero  scoverfe  le  sue  trame  . 
Bar.  E  chillo  ciuccio  de  Valerio  non  se  ne 

trovale  n'  anta  ,  pe  rennerte  la  pariglia  ? 
Coc,  Si  fosse  stato  comme  a  te  ,  avarria  fat- 
to accessi . 

Egli  usci  qual  forsennato  da  quelle  so^ 
glie  .  La  morte  intanto  sciolse  ì\  mio  le- 
game ,  e  tornata  dalla  zia  ,  seppi  V  ariifi-  ' 
ciò  usato  da  Alberto  per  ingannarmi  .  Chi 
può  dirvi  le  mie  pene  ,  i  rimorsi  ,  che  mi 
straziavano  il  core?..  Mi  risolvo  ad  emen- 
dar le  mie  colpe  .  Le  indistinte  notizie  , 
che   ho  ricevuto  di   Valerio,   mei  fann^^ 


ere- 


credere  anco^is  cagante  ,  e  privo  dì  seono 
I     in  qualche  remota  canipàgiia  della  Francia, 
'     ed  erro  in  traccia  delF  infelice  ,  per  gittar« 
mi  a  suoi  piedi  ,  e  mitigar  le  sue  pene  col 
mio  ravvedimento  . 
Bar.  E  vi  chiamate  ?. 
£le.  Eleonora  d'  Aubrài  . 
Bar.  Oli  Dio!  voi  siete  quella  ...  cìie... 
Elei,  Avreste  forse  sentito  parlare  di  me  ? 
Bar.  Consolatevi:  lo  Sventurato  ,   eh' è  Fog^ 
getto  delle  vostre  ricerche  scorre  da  for- 
sennato queste  campagne  .  In  um  trasporlo 
di  delirio  egli  vi  ha  poco  fa  naminata  , 
-C/e.  Qui  Valerio  !  oh  stelle  ! 
f^es.  Guardate  che  combinazione! 
£Ìe.     Soii  sorpresa^  e  sbalordita! 

Oh  per  me  fatale  istante  ! 
L'  alma  oppressa  ,  e  palpitànte 
Già  nel  sen  mancando  va  ! 
Bar,     Qui  Eleonora!  e  fi  a  pur  vero? 
Che  risolvere  conviene? 
Tutto  il  sangue  nelle  vene 
Come  un  gel  diventa  già  ! 
GeVé     Ora  vi  chesta  Lionora 
I  Justo  ca  c'  è  capilàta  ! 

Ah!  la  capo  s' è  stonala! 
Che  tropea  vedo  assomma  ! 
\Éle.     Io  vacillo  ! 
JSar.  Io  son  stordito  ! 

Ger.     Io  mpazzesco  ! 
Man  lo  dubbia  resto  ! 

a^col  (  Qua? evento  inver  funesto! 
Coro       Ondeggiante  è  la  mia  mente  ^ 
Ed  un  palpito  frequente 

8  4  Mi, 


32 

Mi  sta  il  core  af^  tnentar:  )  . 
^er.     (  Vi  che  iribruoglio  sa^rà  chisto  ? 
Ale  confonno  io  poveriello  , 
E  ntratanto  lo  cerviello  , 
Me  sta  ncapo  a  tozzola  !  ) 
Coro    Sta  perplesso  questo  ,  e  quello  , 

Io  non  so  clie  mai  pensar  ! 
£le.     Che  io  il  veda...  mi  ascolti... 
Trafigga  il  mio  core  ... 
Calvìiate  il  furore 
^Ic,     iVon  sento,  non  vedo... 
V^alerio  sol  chiedo  , 
()  estinta  daj  duolo 
AI  pie  vi  cadrò  ! 
£ar.     Qoeì  fuoco  frenate  , 

Gii  tutto  comprendo  ^ 
Voi  qui  vi  restate^ 
Lo  cerco,  vei  rendo  5- 
E  poi  tornerò  . 
a  4  col  La  mente  è  agitata  , 
Coro        Confuso  qui  resto  H.. 

Che  scana  intricata  F 
Che  imhroglio  è  mai  questo  l 
Comprender  chi  può? 
Gcr.  e  (  Ce  vu  na  vurpara  ,  , 
Coc.        Che  cerea  e  revota  : 
Va  piglia  ,  va  apara  , 
Va  ntienne  na  nota  ! 
M  brogliato  me  so  .  ) 
(  Bartolommeo  i>ia  ,  e  le  donne  entranQ 
nel  casolare  .  ) 
Coro    Vieni  qui  un  poco  ,  dicci  amico, 
Quesf  imbroglio  ,  quest'  intrico 
Come  passa  ,  come  và  ? 

Gcr. 


33 

S^r.    Vt?  lo  comvo  ,  ma  co  patto , 

Che  lo  ntrico  ,  clie  lo  fatto 
Fra  de  nuje  ha  da  resta. 

Coro  .  Eleonora  ha  noaiinato  , 
Eleonora  chi  sarà? 

Cret'     Ecco  il  fatto  comm'  è  stato  > 
Ma  silenzio  ncaretà  ! 

toro  .  Oh  !  silenzio  si  farà  . 

Ger.     Chi  non  Lede  dinto  ,  e  fora  9 
j  Ch'Eleonora  fu  Eleonora? 

àoro  .  Già  s'  intende  ,  si  comprende  y 

I  Ma  Eleonora  chi  sarà  ? 

Ger*     Ce  vo  spiega  !  il  fatto  è  chiaro  : 
Lo  capesce  un  seggettaro 
Eleonora  fu  Eleonora  ... 

Coro  .  Ma  vuoi  dirci  col  malanno 
Eleonora  chi  sarà  ? 

Ger*  *Benemio!  ca  mo  ^^e  manno  , 
Tutte  nfrotta  a  fa  squartà  ! 
La  chiammaje  cò  chisto  nomme 
Lo  vavone  cò  la  gnora  , 
E  pecchesto  Eleonora 
S'ave  sempe  da  chiammà  . 

Coro  .  Maledetto  !  la  mia  testa 

Sotto  sopra  mi  hai  mandato  J 
Più  stordito,  più  scempiato 
Non  di  te  non  vi  sarà  ! 

Gcr^     (  Ma  so  proprie  babbasune  l 
Io  mo  crepo  da  la  risa  ! 
Chiù  mamozie  ,  chiù  ca  fune 
Addò  maje  se  ponn'  ascia  ?   yianù  , 


B  5  SCe- 


34 

SCENA   ULf  I  M  A.  - 
Interno  del  casolare  di  BaMolomrneo 

^Mr.    palmate  ,  vostri  palpiti  , 
Siete  vicina  al  lido  • 
Si  troverà  Valerio  , 
ri  ^'^^  ritornerà  . 

■e/e.     Ma  questo  core  infido 
a,       ^  Ei  detestar  saprà  . 
Mar.    Dall'  amicizia  imploro 

Tregua  alle  vostre  pene  f 
Allegra  star  conviene  , 
bperar  serenità  . 
me.     A' vostri  delti  io  sento 

Mar    V  ; tormento  . 
^ar.    Vespina  !  amjci  !  avanti  : 
Venite  ;  tutti  quanti 
F acclamo  un'  allegria  • 
Vogliamo  in  compagni* 
L  amica  divertir . 
Coc.    Sì ,  sì ,  patrona  mia  , 
A  cancaro  li  guaje . 
Ger.    Si  no  ,  secca  te  faje 

E  de  na  quarajesema 
Valerio  che  ne  fa  ? 
Cantate  una  canzone  , 
I»  giro  poi  tallate, 
E  tu  la  colezione 

f^r.    Poi  canti  Ger^i,^"-  ^"^^"^' 
'  "°  Balbino 

«     ,  P^^Pi-'o  fa  senti . 
Gora,  Rende  le  alme  contente  -  e  Manti 
campagna  rjdent*  ^  e  fiorita  : 


35 

Là  di  Bacco  gli  umo?Mpumanti 

FaiiiiQ  i  con  -^di  gioja  esaltar . 
"  Colle  niafe  là  Amore  c'invita 

Liete  danze  cosi  ad  intrecciar.ia//a/iO 
€^r»    N,a  femmena  ,  eli  è  grassa  , 

Consola ,  e  te  nijianiaiora  : 

E'  bona  si  e  bajassa, 

E'  meglio  si  è  signora: 

JUdL  tonna  lavannara 

Lo.  core  te  addecrea  , 

Quanno  se  cecolèa 

Pè  se  vroccolià  . 
Auli  !  bella  crapettara  , 

Idea  de  V  abbonnanza  ! 

Pe  te  renette  Nfranza 

Li  piecore  a  guarda  I 
€òro>  .  Evviva  r  abbondanza  , 

Che  rallegrar  ci  fa  ! 
JTes..   Pronta  è  la  colezione,  tornando. 
Mar.    Andiam.  Fa/.  Lasciami!  Bar*  Vieni..* 
Eie.     QuaVvccelCoro  E'  lui  \  Ge.  Co. Lo  pazzo! 
T^aL^   Dove  mi  traggi?  di  dentro.         Oh  diol 
Mar.  Tes.  Coraggio  1  G.,er.  Coc%  Fatte  core  ! 
jElc.     Valerio]  oh  Dio  !  Valeri o!a/i^i^/^^.  incón. 
T^aL,    Pia  vero  1  oh  Ciel  !  chi  vedo  ! 
Eie..    Perdon  da  te  sol  chiedo  ... 
tf^al.     Fuggo  ...    Eie.  Lo  speri  invano  ... 
JB ar.  Mar.  tes.  Coro.  Fuggirci  non  potrai 
Fai.     Parto.  V  ^4  a  te  mi  ascondo  ... 
Eie.     Pietà  del  mio  tormento  ! 
Val.     Morto  è  Valerio  al  mondo  ... 

Tu  li  hai  strappato  il  cor  !  fugge. 
Tutti  col  Còro  Qua!  ira  insana  !  è  un  barbaro! 
Non  ha  pietà  nel  cor  ! 
Fin^  dd  primo  atto  . 


36 

ATTO  II. 

SCENA  PRIMA. 
Campagna  A 

Cocozziellù  y  Marcellino,  e  Vtspina  ^ 
indi  Coro  di  contadini . 


Mar. 


erchè  tanto  timore? 


spingendo  Cocozzicllo ,  che  cammina  sue 
malgrado  • 
y^es.    Tanta  paura  a  che  ? 
«  2.     Bisogna  farsi  core... 
Coc.     Ca  è  chillo  ,  che  non  c'è • 
Lo  pazzo  ,  me  s'  è  ditto  , 
Ca  mena  comme  a  cane  , 
E  io  fra  chelle  mmane 
Nncappà  non  Loglio  affé . 
Mar.     Che  mal  ti  fa  una  botta? 
f^es.     Che  mal  può  &rti  un  pugno  ? 
«  a.     Se  tanto  sei  marmotta, 

Non  metterti  all'impegno  ; 
Sei  di  servire  indegno 
Colei  ,  che  fida  in  te  l  j 
Coc*     Vi  comme  a  la  tagliola 
Afforza  me  votiate  1 
Vi  comme  ve  spassate 
Figliò  ,  justo  co  mme  ! 
^e^.    Uguale  alla  figura 
Mar.        Meschmo  la  natura 

Coraggio  in  ver  ti  diè! 
€oc.    Venite  vuje  guappone  , 

Ca 


3? 

Ca  si  c'  è  lo  coltone  • 
Spartimmo  tutte  tre  . 
Coro  di  dentro  i 
Il  matto  !  il  matto  ! 

Ajemmè  ? 
f^^s,  OimèJ 
Coro  frettoloso  . 
Di  grosso  bastone 

11  matto  si  è  armato  5 
II  capo  a  un  montone 
Sul  monte  ha  scliiacciato  , 
E  fiero  (jual  demone 
Or  viene  di  là  , 
Coc*    Vi  addò  la  mmalora 

M'  ha  fatto  ncappà  ! 
Marcellina  ,  e  Fespìna  ^ 
Il  misero  ognora 
Mi  desta  pietà  ! 
Coc.    Fuimmo  ! 
Coro  •  Ma  presto 

Coc.    Scappammo  da  Uà  ! 

Ah  l  ghiacovo  ,  jacovo 
Le  gamme  me  fanno  ! 
E  già  ntartaglianno 
La  lengua  me  stài 
Marcellina^  Fe spina  ^  e  Coro. 
Cammina  y  sollecita  ... 
Mi  sembri  di  sasso! 
Andiamo  ,  salviamoci  . 
Fuggiamo  di  <juà  ! 


SCE- 


S   G   E   N   A  II. 

Paicnojurwsp.f  indi  Elcofiora 


f<...  X  uggite  ...  lasciatemi  o  miei  nemit 
fpietati  I  l'ispeliate  le  mie  angosce  ,  o  tre 
luate  dcgl'  impeti,  di  un  disperato  •  perfid 
i:i;a  licajma  !  .tu  incaleuarmi  I  tu  con  froa 
te  serena  decretar  ìa  mia  morie  !  ah  !  ec 
c  !a  !  ancora  mi  persegue  !  apriti  o  terra  ' 
€d  apprestami  un'  asdo  nelle  tue  profondi 
voragmi  .  resta  concentrato  . 
£lc.  (  Eccolo  !  io  r  ho  raggiunto  ...  infelice 

m  quale  stalo  lo  ha  ridotto  la  mia  bar- 
Larie  !  ) 

F'aL  Sì  ,   sì    .    padre   ^>o  !  . . .    vuoi   tu  . 

eh  10  fgtoda  uella  tuaiomba  ?  ti  ubbidirò.. , 
Eie.  (  Non  ho  coraggio  di  avvicjn^-lo  !  ) 
f^al.  (^)uale   oscurità!   cfual   densa  notte  mi 
covre   lì  ciglio!   tutto  è  ^es«rto  ...  ogni 
sentiero  mi,  pi-esenia  un  periglio  ...  aJi  I 
eh.  pietoso   mi  tragge  da  questi  orrori? 
chr  può  guidarmi  al  nwo  soliiaa-io  speco? 
Eie.  Io ,  se  io  vuol.  . prjesentandosili  con  timore, 
Pai.  Come...  clii?...  tu?..,  e  chi  sei? 
.tic   (  N_on  mi  ravvisa  !  y  una.  infelice  ... 
Vi  ■  ■  terra  più  infelice  di  me  ! 

•c/t'.  (  i^ii  fulmina  quel  guardo!  ) 

f^'aLcrio  la,  prende  per  mano  . 
Vuoi  tu  guidarmi...   dicesti'?...  ahsì 
guidami  pm-e..,.  io  son  cieco        mi  rese 
tote  ia  crudeltà  di  una  donna  ... 
Ele._  (  Ah  !  è  un  prodigio,  se  il  dolor  non 

mi  uccide!  ) 
f^aL  Ma  la  tua  man  si  scuote, 

Ed 


Ed  m  mezzo  alk  mia  sembra  ,  che  tremi  ? 
'le.  (  Rimorsi  del  mio  cor  ,  non  ini  tradite  !  ) 
^l.  Tu  singhiozzi  ?  tu  palpiti  ?    lì   aSanni  ? 

Senti  dùnque  pietà  del  mio  dolore  ? 
Uc.  -Non  sol  pietà,  ma  straxiarni:  'l  '^o'^e^.^ 
^aL  Deh  se  cortese  sei  ,  se  de'  ii^ìeì  m  li 

Cura  li  prefidi  ,  il  tuo  sòcrcorso  imploro 
Ue,  Parla  ...  tutto  farò  (F  alma  ho  iraiaijbri  !  ) 
'"^al.  Eleonora  ricerca 

r/e*  (  Oh  Dio  !  che  amLascia  I  ) 

'^aL  Dille  in  qual  stato  io  vivo  , 
Narrale  il  mio  martir  ^  I'  atroce  duolo  ... 
Tutto  a  lei  svela  il  mio  crudel  tormento 
j'/e.  (  Ah  non  ret;ge  il  mio  cori  morir  mi  seuto  1  ) 
In  lammentaile  ...  oh  Dio! 
Il  suo  perduto  amante  , 
lo  là  vedrei  tremaiue^ 
Pallida  diventar  . 
VaU     ÀI  tuo  non  ha  F  inildà 

Eguale  il  cor  nel  sano  ..^ 
Per  lei  da  un  rio  veleno 
Mi  sento  lacerar  ! 
FZe.  *    Péntita  è  in  tal  momento  * .  * 
Val.    "E'  vano  il  pentimento  ... 

Rimorso  sente  al  core  ... 
VaL  E'  tardo  il  suo  dolore  ... 
Eie.     Ma  tarda  non  è  mai 

Nel  cor  la  tua  pietà  . 
VaL     No  r  odio  mio  gian  mai 
Per  lei  sì  estinguerà  . 
2      Un  palpito  ,  un  tormento 
Neir  anima  mi  sento  ... 
Statò  del  mio  più  harharo 
Dove  si  può  trovar? 


Eie.  PercJono».. 

VaL     A  chi  perdono?  , 

Eie,     A  chi  al  tuo  piè  già  versa 

Pianto  ,  che  ugual  non  ha  ! 
VaL     Alma  cosi  perversa 

iVoìi  merita  pietà  . 
Eie.     Piendi  al  suo  cor  la  pace  ! 

Frena  la  crudeltà 
f^al^     Pera  quel  cor  fallace, 

Nido  d^  infedeltà  ! 
Ma  torna  in  me  la  luce... 

Qual  vista  fatale  ! 

(  (juasi  m^^i^isandola.  y 
Ah  vanne  !  f  invola  ! 
Cagion  del  mio  male! 
Oggetto  di  orror  ! 
Xle.     Pietà  del  mio  stato... 

Perdono  ti  chiedo  ... 
Di  un  core  straziato 
Compiangi  il  dolor  ! 
(  Fai.  fugge.  Eie.  parte  disperata.  ì 
SCENA      IH.  ^  ^ 
Eartolommeo  ^  Marcellina  ,  e  Vincislao . 

Vin.  (guanto  ti  son  tenuto  ,  o  cortese  pa- 
store ,  se  la  tua  urbanità  mi  ih  palese,  che 
qui  geme  lo  sventurato  amico,  che  io  cer^ 
co  dapertutto  . 

Bar.  W  interessano  tanto  le  sue  ì^ciagure ,  che 
darei  il  mio  sangue  ,  per  richiàmarlo  dalla 
smarrita  ragione  . 

Mar.  E'  da  sperarsi ,  che  la  vicinanza  dellVa- 
manLe  già  ravveduta  possa  a  poco  a  poco 
r  estituirlo  alla  calma  , 


4^ 

j^m.  Ah  I  è  qui  ancKe  Eleonora  ? 

Mar.  Vagando  in  traccia  di  lui ,  il  caso  Y  ha 
qui  condotta  . 

Fin.  E  la  sorte  propizia  ha  fatto  anche  ia 
questo  lido  ancorare  il  mio  vascello,  per  prov-- 
vedersi  di  acqua  .  Ho  profittato  finora  di 
ogni  occasione  di  scendere  a  terra  ,  quando 
a\''  però  non  me  V  abbia  vietato  il  dovere,  per 
prender  notizie  delV  amico .  Il  suo  genitore 
è  inconsolabile  per  la  perdita  di  un  figlio 
si  caro  ,  e  V  amicizia  ,  che  mi  stringe  a  Va- 
lerlo fin  da  teneri  anni ,  si  è  resa  vieppiù 
premurosa  a  rintracciarlo  ,  sperando  cosi 
di  r(istituire  la  calma  alla  sua  dolente  fa- 
miglia . 

Mar.  La  vostra  presenza  può  influire  moltis« 

simo  a  questo  scopo  • 
Vin.  Ove  ora  si  aggira  lo  sventurato? 
Mar.  E  chi  può  indicarlo  con  sicurezza? 
JBar.  Abbiate  la  compiacenza  di  riposarvi  per 

poco  nella  mia  casa  .  Scorrerò  io  la  foresta, 

ov'  egli  suole  fermarsi  ,   e  verrò  ad  avvei^- 

tirvene  .  pia . 
Vin.  Come  vi  piace  . 

Mar.  Venite  :   il  vostro   arrivo  mi  è  di  lieto 
I     presagio  ,  ed  il  core  mi  annunzia  un  felice 
,  sviluppo  ad  affare  così  male  inoltrato,  {i^iano.) 

I  SCENA  IV. 

Cocozziello  ,  e  Geremia  ,   che  porta  un  pa- 
niere coi^crto  ,  indi  Valerio  . 

Ger.  Jè  !  jetta  n' nocchio  attuorno  ,  e  h\  si 
c'  è  nisciuno  .  » . 


4* 

'^"^■^  l^^^fi 

g    ^  ^.  ^«Je  ,  ne  a  quatto  pievle  .  ! 

memti'  '"-"''^  '  Cam 

menalo  assaje  ,  e  Ledeuno  ,   ca  pe  h"  sua' 

je  de  lo  pazzo  tutte  se  so  sperze  ,  e  nis^ciu- 
pLL'X  '  '    -"'^Sg-o   affuffato  stc 

piczzo  de  parrnescano,  sto  mie.o  presulto,; 

cca  tutte  duje  fa  na  colazione  da  s;g„ore  J 
Zi  oLLrecato  de  ia  vita  ,  ca 

la  .amma  me  senleva  abbaglià  la  visfaJ 
Aon  saccio  a  che  te  V  ag.io  Ja  rmnete 
Ger.  h  mo  te  tratto  senza  nteresse  .  A  cheU 
io  che  ha  fatto  Lionora  ,  non  me  la  pi- 
giiarrm  manco  se  me  volesse  dà  tant'  oro 
quanto  pesa  . 

C.C   Poverella!   simmo  de  carne   fraceta ,  e 
aijbesogna  compiaUila  .  Va  vedimmo  de  dà 
moto  a  le  mascelle. 
Ger.  AsTeftammonce  cci  nterra ,  spannimm» 
sta  tovaglia,  e  dàmmonce  da  fare.  Me  di- 
spiace,-ca  staje  ncommeto. 
Coc.  t  addò  vuò  trovà  no  coscino  de  penne 
cchm  morLeto  de  chisto?  (  seg^^ono  a  irra,  ]^ 
e  distendono  a  tomgUolo ,    Geremia  '*^ 
caccia  la  fiasca,  il  forniagqio  ,  ed  il  iìf 
pane.  )  ^ 
Coc.  Ah  !  me  consola  scìiJtto  V  addore  ! 
f^al.  Che  fate  là  ghiottoni  ?  (  presentandosi 

a  l  unprofiso  innanzi  ad  essi  .  ) 
Coc.  (  (ha  Lona  ce  venga  !  ) 
Gcr.  (  E'  Lenuto  lo  giovane   de  Io  trattore 
pe  larse  paga  prima  che  magaammo  .  ) 


4S 

[al.  Questo  cibo  è  mio  » 
7oc.  E  uscia  se  sen  a  . 

per.  Aiize  ve  lassammo  siilo  ,  pè  non  darve 
■  soggezione  . 

Non  sono  cosi  indiscreto  :  vi  voglio  an- 
j  zi  miei  commensali  .    Mi  seggo  tra  voi  ,  e 

mangeremo  insieme  ► 
Joc,  (  Ajemniè  !  avrimmo  pè  priaio  piatto  na 

zuppa  de  schiaffane  i  ) 
tVì\  (  E  pe  soprattavok  no  canisto  de  pera, 

e  cotogna!  ) 
'"'al.  Divido  ugualmente    questo   formaggio  : 

questo  a  voi  ,  e  questo  a  me .  Placidamente. 
?cr.  (  Che  pazzo  Lene  educato  1  ) 
7o(r.  (  La  cosa  nzi  a  nio  non  ba  male  .  ) 
^a/.  Mangiate  pure, 

rjr.  Come  vollte .  Nt^l  cominciare  a  mangia-^ 
re  j  Valerio  loro  trattiene  il  braccio ,  e  co- 
sì  in  seguito . 

'^al.  Una  volta  io  pranzava  con  lei:  mi  sta- 
va vicino  come  voi  ....  io  la  guardava  ap- 
passionato ,  ed  essa  .... 
E  essa  magnava? 

^aA  No  .... 

!7oc.  E  si  non  magnava  essa.l  « 

rcr.  Magnammo  nuje  

Io  era  inebbriato  nei  mirarla 
rcr.  Essa  frattanto  menava  ncamia  ? 
'^a/.  No  .../perchè  allora  la  rendea  satoILt 
r  am-ore  .... 

7oc.  (  E  fusse  acciso  tu^  che  ce  aje  mmi- 
tato!  ) 

^al.  Io  stringea  cosi  le  sue  mani  con  tenje- 
ixere^za  c  Stringendo  le  loro  mani  * 

Ger- 


44 

Ger.  Ah  !  ca  me  spiezze  le  ddeta  ! 

Coc.  Chiano  ,  ca  ce  terigo  no  politicelo! 

irai  Mi  quelle  mani  istcsse  furono  poi  k 
delizia  di  nu'  altro  amante  !  ....  Oh  mani 
detestabd.  !  le  batte  con  noknza  al  suolo, 

fcrer.  (  Mannaggia  chi  t'ha  allattato!  ) 

Coc.  (  Puozze  cionca  mente  campe  !  ) 

Val.  Ditemi ,  l' avete  voi  conosciuta  ì 

G-er.  A  me  !  manco  pe  suonno  . 

Coc.  JVon  saccio  che  colore  tene. 

Val .    Ah  !  ribaldi  !  voi  mentite  

Coc.  Gnorsi  la  conoscette  . . . . 

Val.  E  dove? 

Coc.  A  Wapole  ....  faceva  la  scuffiala  dinto 

a  il  giiantare  ... 
Val.  E  tu? 

Gsr.  Ncoppa  Miraddosa  ....  era  la  guardiana 

de  ia  specula  . 
Val.  Ah!  vive  dunque? 
Ger.  Uh!  sta  tonna  comra' a  na  palla..,, 
Coc.  Le  può  dì  Lona  sciorta  . 
Val.  A  me  dunque  rendetela  .... 
Gir.  Chi  mo? 

Val.  Colei  ....  presto  datela  in  mio  potere.... 
Coc.  Mo  vaco,   e  ve  la  porto  ....  alzandosi 

con  Geremia  . 
Ger.  Me  metto  le  sceìle  a  li  piede  ,  e  ve  la 

strascuio  .... 
Val.  Fermatevi  ....  voi  m'ingannate  ....  essa 

e  morta  ....  e  voi  l'avete  uccisa  .... 
Ger.  1  estimonia  vosta  ! 

Val.  Ma  non  scamperete  dalla  mia  vendetta... 
questo  masso   saprà   schiacciarvi  al  suolo 
alza  una  grossa  pietra. 

Ger  ■ 


45 

\-Gor.  E  Li  clie  recottella  de  massa  s^ha  può-* 
sto  mano  ! 

Coc.  Misericordia  !    mentre   FaL   si  scaglia 

contra  Ger,  ,  Coc,  fugge. 
Gci\  Compoissione  l 
FaL  Non  ti  ascolto!  .... 

Gcr.  Aggente!  ajuto!  ca  cliisto  m'ammasona! 

SCENA  V. 

Bartolommeo  ,  e  detti . 

Gcr.     Priesto  ,  curre  ,  arriva  Uoco  , 

air  arrido  di  Bar.  FaL  si  arresta  ,  e  li 
cade  il  sasso  di  mano  . 

Ca  la  preta  me  sta  ncapo  ... 

É Gomme  a  n  uosso  de  percuoco 
Me  la  Yole  scamazzà  1 
FaL     In  voragine  di  foco 

L'  alma  mia  Lrugiando  sta  ! 
Bar.     Quel  furor  ,  queir  ira  arresta  ! 

Così  attenti  all' altrui,  vita? 
La  ragione  ,  die  hai  shiarrita , 
Mai  ritorno  in  te  farà  ?■ 
FaL     Inimico  di  me  stesso  , 

Avrò  dunque  il  cor  di  gelo? 
i  Quale  orror  i  dove  mi  celo 

r  A  si  enorme  crudeltà? 

Bar.     (  Sta  perplesso  ,  e  irrisoliito  , 
Quasi  immolliile  egli  resta... o 
||  Dopo  torbida  tempesta 

Il  seren  ritornerà  .  ) 
Q  cr,     (  La  tropea  tonna  è  passata  , 
J)e  già  r  aria  s'è  scili arat^  , 


46 

Sano  ,  e  sarvo  io  gfà  me  ^eco^ 
E  me  pare  de  sonnà  !  ) 
Bar.     Non  sentirai  consiglio  ? 
f^al.     AcerLa  è  ]a  mia  piaga. 
Bar.     Non  vedi  il  tuo  periglio? 
f'^al.     1  mìei  nemici  acerrimi 

Soltanto  io  vedo  qua  . 
Gcr.     E  sì  ca  le  cresommoìa 

So  ammaturate  già  ! 
Bar.     (  Oh  m'a  pèrduta  speme! 

Oh  misera  Eleonora! 

Il  male  sempre  peggiora  , 

Ne  speme  più  vi  sta.  ) 
Fa/.     Chi  al  mio  voler  si  oppone 

Paventi  il  mio  furore  : 

I)<  1  fuhnine  peggiore 

Tremendo  a  voi  sarà  . 
Gcr.     Ajemmè  ,  ca  Io  cerviello 

Viaggia  pe  la  posta  ... 

A  para  !  piglia  !  scosta  ì 

E  chi  lo  pò  afferra  ? 

(  Picmo  per  parti  diverse  ,  \ 

S    C    E    N    A  Vi. 
Llconora,  Marcelli na  ,  Fincislao  , 
e  Fe spina  . 

Mar.  C^ui  dunque  poco  fa  lo  vedeste  ? 
/./e.         Ed  in  quale  deplorabile  situazione! 
res.  Ne  vi  riconoLlie? 

Eie,  No  sulle  prime  ,  ma  in  ua  Larlume  di 
remmìscenza  parve  ,  eh'  egli  mi  ravvisasse, 

f^m,  tA  allora  non  vi  riusci  di  calmare  le 
sue  furie? 

Eh.  Anzi  iavolonUrla  T  accretLi  .  Si  strap- 
pò 


4? 

pò  dalle  mìe  braccia  ,   e   mi  spari  dallo 
sguardo  come  un  baleno  « 
Mar.  Non  yì  sarà  dunque  speranza  di  resti- 
tuirlo alla  ragione  ?  i  •  • 
Fin.  Chi  sa  se  il  soa^e  balsamo  dell  amici- 
zia giiuiga  a  curare   V  esacerbale  ferite  di 
amore  ?       \oglio  ad  ogni  costo  vederlo  » 
Mar.  Ma  BartoloiBoieo  non  ritorna  ! 
f^in.  E  la  mia  impazienza  non  mi   ba  per- 
messo di  attenderlo  in  casa  . 
Eie.  Ah   signore  !  tergete  \oi  le  sue  lagri- 
me :  se  ij  mio  aspetto  ridesta  in  lui  la  ri- 
membranza   del   mio  tradimento  ,  anelerò 
altrove  a  piangere  quel  destino  ,  di  cui  fu 
fabbro  il  mio  trascorso  medesimo  . 
Fin.  Ecco  il  vostro  consorte. 

§  ■  C    E    N    A  VIE 
Bartolummco  ,  e  detti  . 

Bar.  Signore  ,  sono  qui  pccanzi  opportuna- 
mente giunto  ad  arrestare  i  furiosi  impeti 
di  Valerio  ,  diretti  contra  un   mio   servo  . 
Egli  è  fuggito  ,  ed  io  da  lungi  ho  segmto 
i  suoi  passi  •  Si  è  inoltrato  nel  vicino  spe- 
co ,  ove  dopo  pochi  istanti  scn  penetrato  , 
per  favellarli  ,  ed  ho  veduto  ,  che   si  em 
immerso  in  un  profondo  sonno  ,  figlio  Clel- 
ia sua  spossatezza  , 
Fin.  ^cn  si  perda  dunque  tempo.  Viecci^c- 
Umi  voi  nella   taverna.   Io   vado  rapioa- 
mente  a  far  calare  dal  vascello  alcune  per-^ 
£ore  ,  the  potranKO  giovare  ad  un  mio  di- 
segno ,  e  vi  raggiungerò  . 
Mar.  -Ma  se  si  desta  prima  del  vostro  arrivo/^ 


48  _  ! 

V in.  Proccurate  di  trattenerlo  :  lo  verro  pr 
stissimo  ...  indicatemi  precisamente  il  luogo 
Bar.  Vedete  là  quel  vicin  colle  ,  che  guar< 
il  mare,  e  propriamente  dirimpetto  al  v 
stro  vascello  ?  V  antro  li  resta  al  piede , 
Fin.  Ho  capito  .        via  ^velocemente  . 
£ar.  Vespina  ,  va  tu  a  custodir  la  casa  , 

manda  alla  grotta  Geremia  ...  ! 
-È /e.  Unito  al  mio  domestico  .  Potranno  se 

virci  in  qualche  occorrenza  ... 
Mar.  Andiamo  ,  e  lasciamo  del  resto  la  cui 
al  cielo .  filano  .  \ 
Fes.  SemLra  ,  che  io  sia  condannata  a 
vedere  queUo ,  che  sempre  desidero  !  sa 
rei  volentieri  andata  con  essi  ,  per  esser 
spettatrice  di  ciò  ,  che  sarà  per  succedere 
Ah  !  è  molto  infelice  la  condizione  di  cn 
è  i^ata  a  servire  .    pia . 

SCENA  Vili, 
^^pelonga  ,  che  si  dirama  in  altre  cave  intei^nc 

Vedesi  dal  suo  ingresso  il  mare  di  prospett 
Valerio  è  gettato  sopra  un  sasso  a  dormire 
S'  inoltrano  a  passo  lento  ,  e  con  riguard 
Eleonora  ,  Marcellina ,  e  Bartolommeoj  ind 
Geremia  e  Cocozziello ,  injine  Fincislao 

F 

Bar.  Jujccolo  !  e  dorme  ancora  . 

Mar.  Pare  ,  che  riposi  tranquillo . 

Eie.  Ah  !  r  infelice  non  torni  alle  sue  pene, 
quando  riaprirà  gli  occhi  alla  luce  !  j 

a  3      Bella  pace  !  in  lui  discendi  ,  I 
Or  che  chiude  al  sonno  il  ciglio  : 
Denso  vel  di  obblio  distendi 
Su  gli  affs^nni  del  suo  cor! 

Gcr. 


1* 

NePcKefa? 

Vengono  con  riguardo  Geremia  ,  e 
Cocozziello  .  ) 

Dorme  ! 

Addavero  ? 
Non  lo  vedi ,  animaloHe  ? 
Vi  ca  fegne  lo  briccone  , 

Mg  se  sose  ,  e  ve  dà  ncUolio... 
Coc.     Io  lo  ditto  de  Catone 

Me  lo  saccio  arricordà. 
Eie.     State  cheti  ...  non  parlate 
Bar.    Guai  a  voi  ,  se  lo  destate  !.. 
Ger.    Ac^ua  nimocca  !    a  Cocoz. 
Coc.  Siatte  z^itto  l 

Ger.    Ma  sì  luosto  i 
Coc.  Ma  sì  fitto  ! 

a  3      Incile  lo  vedo  ,  che  se  move  ^ 
Quanta  miglia  voglio  fa  ì 
Eie,  Mar.  Bar. 
O  tacete,  o  andate  alfapov€  . 
Questa  è  troppa  crudeltà! 
Vin.    Cari  amici  I 
Eie.  Lo  vediete  ? 

Vin.    Profittiam  del  suo  riposo. 

\  Fa  air  ingresso  della  grotta^  e  dà 
gli  ordini  alla  banda  ,  che  ha  fatta 
scendere  dal  ^as£ello ,  e  che  resta  na- 
scosta . 

Presto  !  a  voi 

^.  .  .  Che  fer  volete? 

Fin.    Ritiriamoci  di  là... 
Di  soave  melodia 

Un'  armonico  concento 
Suol  talvolta  oprar  portento 

C  Ii^ 


firn 

In  un  cor  ,  et  e  Amor  .piagò  ì 
Eie.  Mar.  Mar. 
Ah  !  lo  renda  jfy.mov  tranquillo  , 
Se  finor  lo  tormentò  l  ^ 
Ger.     (  Chisto  è  pazzo  cchiù  de  cMlo  ... 
Coc.^^    Va  vedimpio  che  fa  mo. 

(  Si  ritirano  in  un  lato  della  gratta. 
Segue  preludio  di  strumenti  da  sfiato , 
eh"  esprime  una  soa^^e  melodia  , 

Indi  un  Cora  . 
Del  grave  error  pentito , 
Ritorna  a  te  fedele 
Quel  cor  ,  che  ti  ha  tradito  ^ 
Che  fu  spergiuro  un  di. 
Valerio  a  poco  a  poco  si  desta . 
Val.     Che  ascolto! 

Vin.    .  (  Egli  è  già  desto  !  )  ^ 

Val.     Oh  quale  incanto  è  questo  ! 

Eh*  Mar.  Bar. 
,0h  qual  momento  è  questo  ! 

a^omme  Jarrà  a  feni  ? 

Coro.   Se  il  perdonar  le  offese 

Di  nohil  ^Ima  è  vanto , 
Corri  alla  bella  accanto  , 
Lieto  sarai  cosi . 

VaL     Quale  illusion  felice  !.. 

Sogno  !.,  son  desto  !.,  ah  sì ... 
Come  sperar  mi  Hce^ 
Se  un  empia  mi  tradì?  . 
(  Resta  assorto  ne'  suoi  pensieri .  )  ' 

Vin.     Partite  !  ora  eh"  è  in  calma 

(  Dando  V  ordine  alla  banda  . 
A  lui  vi  presentate  .    a  Bar. 

Ger.    Alò  jate  .  ^^^^ 


^l^^  Mio  caro  ?    a  Bar. 

^^^r.  Andate... 

rJBar.    Vado  ...  restate  qui . 
(  Bart.  si  ai^anzay  e  lo  scuote  .  > 
Valerio!    ^  ^ 

tu  !  cKe^  Lraixii  ? 
JBar.    La  tiia  felicità  . 

Accogli  le  lagrime 

IDi  lei  che  ti  adora  . . . 
Ti  è  fida  Eleonora  ... 
(  ral.  si  alza  impetuosamenté  ìormndo 
a'  suoi  trasporti  .  ) 
P^aL    Che  ?  fida  i  ah  spergiura  ! 
Deh  vanne  ^  mi  lascia 
Lo  sdegno  ,  r  àmhascid 
L^  affanno  in  me  riede  ! 
(  Gli  altri  accorrono  ,  e  lo  circondono  .  ) 
tle.         Pietosa  mercede 

Imploro  da  te  ! 
^/ar.JB^r.  Pietosa  mercede 
^in.  a  3.     Implora  da  te..., 
'^er.Coc.  Ca  é  cotta  se  vede, 
Ca  more  pè  tte  l 
Crudeli  !  volete 
Vedei-mi  morire  ? 
Si  ....  paghi  sarete  .... 
Venite  con  me 
prende  per  mano  Ger.  f  e  Coc.   e  ^uqU 
trascinarli  seco  . 
rcr.        Va  chiano! 

Mmalora! 
le. Bar.  Ti  arrestai 

Si  mora 

er.  Ajutol 

^  ^'  Coc. 


Coc.  Tenitelo!  

Vindslao^  e  Bar.  liberano  Gef.  e  é'oe» 
dalle  mani  dì  FaL  ,   il  quale  coglia 
un  niomento ,  e  rapidamente  ascende 
un  alto  scoglio. 
£ìe.        Valerio  r  deb  fermati  f 
FaL        Quelle  onde....  sì       estinguamo , 
L' immenso  mio  ardor  ! 
si  slancia  in  mare . 
eie. Mar.  Oh  misero  1 
Fin..  Ah  !  salvisi  l 

Ear.  Andiamo.,.. 
Coc.  Sarv^mmolo! 
a  4*        Momento  diorror?  i>iano  frettolosi. 
Ger.        Che  aje  fatto!  ad  Eleonora. 
Eie..  Qual  fulminei 

Minaccia  il  vigor  l 
Sf^iene  sulle  braccia  di  Geremia^ 

SCENA  IX. 

Interno  del  casolare  di  Bartolomme<>  » 
Fespina ,  indi  Geremia  ,  che  appoggia 
Eleonora  ^  infine  MarcelUna^^ 
e  Cocozziella. 

Ves,  El  ninno  ritorna  per  informarmi  de!- 
r  avvenuto  ?  ch^  sia  succeduto  qualche  di- 
sastro ?  non  vorrei  ,  che  T  arrivo  di  questa 
signora  polesse  frastornarci  la  pace  .  La 
soverchia  bontà  del  mio  padrone  T  espone 
talvolta  a  qualche  pericolos  o  cimento  .  Ma 
^\\  vedol  Eleonora  quasi  trascinata  da  Ge- 
remia ? 

Gcn 

% 


Cer.  Vespina!  Vespi!  ajuU  ccà  na  mauo,  est 
chesta  m'ave  rutto    no  vraccio..., 

t^es.  Sedete  (juì  j  signora  ,  e  ristoratevi  . 

la  fa  sedere  . 

Eie,  Lasciatemi  sola  colle  mie  pene  ....  co' 
miei  laceranti  rimorsi  ....  allontanatevi  da 
un'  oggetto  ,  elle  desta  in  tutti  raccapriccio, 
ed  abLorrimento  ! 

T'^es,  Cosa  è  stato  7 

Ger.  E  die  Lo  essere  ?  lo  pazzo  s' é  ghietta^ 

to  a  mare  . 
Fes.  Oli  sventurata! 

Ger.  Vi  che  ciuccio?  T  ha  fatto  justo  mo  che 

fa  friddo  ,  pe  piglia  na  pontura  ! 
£le.  Ed  io  non  fui  capace  di  seguirlo  ?  ed 

10  vivo  ancora 

Ger.  Che  ce  aje  da  fa?  na'  pezza  arza?  chi- 
sto  noti  sarrà  lo  primmo  ncappato  ,  eh'  é 
muorto  friddo  ,  e  ghielato  pè  causa  toja  . 

£le.  Non  insultare  il  mio  dolore! 
'^s.  Quanto  sei  imprudente  ! 

Coe.  Aìlegiezza!  allegrezza!' 

A'Iaì .  Oh  giuhilo  !  oh  consolazione  ! 

Ger.  CVè  stato?  quacche  pesce  ìia  vomme- 
cato  lo  pazzo  ? 

JEle.  Amica,  perchè  tanta  gioja? 

Mar.  Ah!  non  credo  a  me  stessa!  quel  gio^ 
tane  Capitano  ha  fatto  ìuttare  a  mare  al- 
cuni marinari  ,  che  fortunatamente  han 
trat^  VIVO  dalle  onde  il  vostra  Valerio . 

£le.  E  fia  possibile? 

Ger.  Ma  si  manco  I0  mare  vó  ave  che  fa  co 

11  pazze  t 

Coc.lsso  è  revenuto  ,  e  pare,  che  lo  papà-^ 
nello  1  ha  fatto  iene  .  Mar, 


54 

Mar.  La  scorsa,  clie  la  snar  macclimaì  Iia  m-v 
ccvuta  ,  li  ha  giovato  moltissiiiio .  Egli  nott 
seiabra  più  frenetico  <,    li  Capitano»  lo  ha 
fatto  trasportai'e  nel  vascello,  ove  è  anche 
mio  marito  • 

i7e.  Ah  si  vada  da  lai 

Cc?c.  Aspettate  ^  che  se  rassetta,  ho  poco  * 

Sfar.  È  questa  la  premuia  del  suo  amico 
Egli,  profitttando  della  sua  serenità ,  lo  vm^- 
le  prima  disporre  a  sincerarsi   sul  vostro 
conto  f  e  ad  accogliervi  fra  le  sue  Lraccia», 

Mk,  Ah  tanto  non  si  ritardi  così  desiato  mo- 
mento L 

Cbc.  Jammo   nuje   iicopp"' a»  lo  vasciello  .e»» 

vuje  venite  fra  n'  auto  pocsO 
Mar^  Amica  ,  siate  giuliva  :   i  vostri  afìannì^ 

già  sono  al  loro  termnie.  ^ia^ 
Coc.  (  -Guèrvide  de  darle  no  poco  de  nlrat- 

tieno  .  )  piano  et  Gcr,  e  ^ia  • 
£lh.  Ah  Geremia  1  perchè   m^i   si   vieta  ài 

'vederlo  per  ora  ? 
Cer,  E  non  V  aje  ntiso  picchè  ?  ta  pè  chillo 

si  ancora-  perniciosa 
£le>  Ah  dunque  è  salvo  il  Vaìq  bene  ?  posso 
sperare  di  stringerlo  amico  f  ra  le  mie  Lraccias^' 
Il  car  nel  sen  mi  giubila  l 
Frenar  non  possa  i  moti  ! 
Seconda^  tu  i  miei  voti  ! 
Non  tanta  crudeltà  .  , 
Ger»     Aspe     non  tanta  furia 

Non  ghi  accossi  de  prfessa^  ! 
Mq  pure  m  galcs^a  ^ 
^Che  icapolat»  \&t 
JElt.     Si  corra  àuì  mtcx  Èetìé'  ,*. 


Ger,     Lìotiora  mia,  mantiene 
Eie.     Mi  crucia  la  dimora... 
Ger.     Aspetta  ,  e  che  bonora  ? 
Ele^     IVcxn  vedi  come  io  peno  £ 
Ger,     CirACO  minute  almeno  . 
Eie.     Parto  -  da  le  ni  imol#  .*o 

Sola  saprò  l)en'  ia^ 

Cercare  T  idei  mios- 

Chieder  da  lui  pietà  . 
Cer.     Clie  aspiette  rmn  se  sape  ? 

Va ,  curre  ,  pries^to^  atbia  . .  • 

Ca  truoye  pe  la  via- 

Clìi  i  accompagnarrà. 

(  ^lano.  y 

S  CENA   ULTII^I  A, 

lì  teàtro  presenta  la  suj^rfieie  stipCTÌoi-«  ài 
tin  vascello  . 


P^alerio  con  altro  abito  è  seduto^  e  circonda'^ 
to  da  Kincislao  ,  Bartolommeo  ,  Marcelli-^ 
na  ,  Vespina  ,  Cocozzietlo  5  e  marinari  * 
Indi  Ekonorà  e  Geremia  . 


Coro  dè  marinari  ^ 


illegro  Valerio  ! 
^uel  ciglio^  ^«rcna: 
In  gioja  la^  pena 
Si  Cimgia  per  te. 

?  festa  ,  e  allegria 

asiici  farànno^^! 
11  fato  firàSii3%^ 


56 

P^r  te  più  non  é' . 
Fai.     AL  !  dunque  a  me  fedele  . 
Bar.  Fin,  Ritorna  il  caro  oggetto  . 
FaL         Stringerlo  a  questo  petto  . 
Potrò  ? 

S^^r.  Si ,  lo  potrai  . . , 

F^es.     Più  non  pensate  a  guai 
Coc.     Alò  !  paturnia  fora  ! 
Jltori  e   Valerio  •  ed  Eleonora 
Coro        Saran  felici  ognor  . 
FaL.    Ah  eli'  io  pavento  ,  e  ancora 
Palpita  incerto  il  cor  ! 

C  Eleorifìra  si  presenta  ^  y 
f^le.-    A^on  pavenf^r  ,  mio  Bene  ,/ 

Aprimi  le  tue  traccia...  . 
Ger-"     Tel  vi  che  Leila  caccia 

Mo  torna  al  caccia tor  ! 
FaL,     Mio  ten  i  sei  tu  ?. 

Mi  abbraccia  ! 
^i^ori  L' al>Braccia  ! 

f'aL     Ma  mi  oLhliasti  . . . 
--Ettori  Eh!  scaccia 

Ogni  pensier  . .c 
^(c.  '  Costante 

Mi  avrai  .,  pentita  io  sono 
Degna  del  tuo  perdono  , 
Cara  ,  mi  renderò  . 
FaL      Ah  vieni  a^  questo  seno  !  ^ 

Che  più  bramar  non  so  ! 
Attori      Oh  cott}e  in  un  baleno 
c  Coro     Tutto  per'  te  cangiò  ! 
Fin,     Si  fortunato-  istante 

Si  celebri  e  festeggi  ! 

jy  intorno  il  grido  echeggia 


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*  Di  gioja,  e  di  piacer!, 

(  Vtn.  dà  ordine  alla  banda^  perchè  csc^ 
gua  un  lieto  concerto  .  ) 
Coro.    Sian  lodi  ad  Amore  ,  ^ 
Che  dopo  gli  affanni 
^        Di  un  fido  amatore 
Corona  la  fè  ! 
Eie,     Soavi  piaceri  l 
FaL^^    Nel  petto  vi  sento! 

Più  dolce  contento 
Di  questo  non  v'  è  ! 
Ger.  e  Ka  nenna  fa  alV  ommo 
Coc,        Vota  le  cervella, 

Ma  senza  de  chella 
Piacere  non  c'  è  . 
Attori,  Slan  lodi  ad  Amore  , 
Che  dopo  gli  affanni 
Di  un  ndo  amatore 
Corona  la  fè  ! 


Fine  del  mlo-^iramma .